GLAUCOMA

Il glaucoma

Il glaucoma è una malattia oculare progressiva e irreversibile che danneggia le cellule nervose della retina e il nervo ottico, compromettendo la visione. Questa condizione è legata all’aumento della pressione intraoculare e può causare danni permanenti se non trattata tempestivamente. La perdita della visione, inclusa l’ipovisione, può essere prevenuta con diagnosi precoce e trattamento adeguato. Il glaucoma è considerato una patologia neurodegenerativa che coinvolge la morte delle cellule ganglionari retiniche.

Epidemiologia

Il glaucoma è una delle principali cause di cecità, con una prevalenza del 3,5% tra i 40 e gli 80 anni per il glaucoma ad angolo aperto e dello 0,5% per quello da chiusura d’angolo. Circa 76 milioni di persone sono affette a livello mondiale, e in Italia colpisce un milione di persone, ma metà di esse non è consapevole della malattia a causa della mancanza di controlli regolari. L’incidenza varia in base all’etnia: più comune negli afroamericani per il glaucoma ad angolo aperto e nelle popolazioni asiatiche per quello da chiusura d’angolo.

Fattori di rischio

  • Pressione intraoculare: È il fattore principale per lo sviluppo del glaucoma, ma non tutti i pazienti con alta pressione oculare svilupperanno la malattia. È fondamentale monitorare la pressione oculare regolarmente.
  • Età: Il rischio aumenta con l’età, specialmente oltre i 40 anni, e la prevalenza cresce con l’invecchiamento della popolazione.
  • Etnia: Le persone di etnia afro-americana hanno un rischio maggiore di glaucoma ad angolo aperto, mentre le popolazioni asiatiche sono più colpite dal glaucoma da chiusura d’angolo.
  • Familiarità: I parenti di primo grado di chi ha il glaucoma sono più vulnerabili alla malattia.
  • Miopia moderata/elevata e diabete: Entrambi possono aumentare il rischio di glaucoma.
  • Ipertensione e ipotensione sistemica: Sono legate all’incidenza del glaucoma.
  • Spessore corneale ridotto: Sebbene non sia un fattore di rischio indipendente, contribuisce allo sviluppo della malattia.
  • Altri fattori di rischio per glaucoma da chiusura d’angolo: Età avanzata, familiarità, sesso femminile, ipermetropia.

Come si produce l’aumento della pressione oculare?

All’interno dell’occhio, l’umore acqueo è continuamente prodotto e riassorbito. Quando il canale di deflusso è ostruito, si verifica un aumento della pressione intraoculare, che può danneggiare il nervo ottico, in particolare la papilla ottica nella zona centrale della retina. Questo danno, se non trattato, diventa irreversibile e può compromettere la visione, motivo per cui è fondamentale un trattamento tempestivo per prevenire danni permanenti.

Come si produce il danno alla vista?

L’immagine che vediamo è trasmessa dalla retina al cervello tramite il nervo ottico, che contiene milioni di fibre, ognuna delle quali trasporta una parte dell’immagine. L’aumento della pressione oculare danneggia questi neuroni, causando la morte delle cellule ganglionari retiniche. Questo interrompe la comunicazione tra i fotorecettori e il cervello, determinando una progressiva perdita di campo visivo, che inizia dalla periferia. Se il glaucoma non viene trattato, la visione centrale si deteriora, portando a una riduzione dell’acuità visiva fino alla cecità. Poiché il danno è irreversibile, è fondamentale un intervento tempestivo per evitare danni permanenti.

Sintomi della pressione oculare alta

Il glaucoma, tranne nella forma acuta, si sviluppa senza sintomi evidenti. Quando il paziente nota difficoltà nella visione periferica, i danni al nervo ottico sono già in atto. Sebbene la visione centrale resti spesso intatta, il visus può essere perfetto, ma si manifestano difficoltà in attività che richiedono la visione laterale, come scendere le scale o guidare.

I sintomi che possono comparire con la pressione alta oculare includono:

  • Dolore agli occhi, soprattutto sopra il sopracciglio
  • Occhi arrossati
  • Mal di testa
  • Vista offuscata
  • Aloni intorno alle luci
  • Nausea e vomito
  • Midriasi
  • Fotofobia
  • Lacrimazione

Il termine “glaucoma” si riferisce a un gruppo di patologie oculari di diversa origine, con caratteristiche cliniche variabili. Per semplificare la classificazione, i glaucomi possono essere suddivisi in due categorie principali: i glaucomi ad angolo aperto e quelli da chiusura d’angolo. Queste due categorie si differenziano in modo significativo sia nel meccanismo patogenetico che nel decorso della malattia.

Glaucoma primario ad angolo aperto (POAG)

Il glaucoma primario ad angolo aperto è la forma più comune di glaucoma nei paesi occidentali. È caratterizzato da un angolo irido-corneale di dimensioni normali, ma con un aumento della pressione intraoculare (IOP). I principali fattori di rischio per questa condizione sono una pressione intraoculare elevata e l’avanzare dell’età. La causa esatta del danno retinico nel POAG non è completamente chiara. Si ritiene che un’elevata pressione intraoculare, insieme a fattori vascolari, possa danneggiare le cellule ganglionari retiniche e i loro assoni, alterando il normale trasporto assonale. L’aumento della pressione intraoculare è generalmente causato da una maggiore resistenza a livello del trabecolato, la struttura dell’occhio che gestisce il deflusso dell’umor acqueo. Questo aumento di resistenza, dovuto a fattori come l’età, lo stress ossidativo o cause non completamente comprese, impedisce un corretto drenaggio del fluido oculare, aumentando così la pressione interna dell’occhio. Esiste una distinzione tra i POAG a pressione elevata e quelli a pressione normale. Nel caso di questi ultimi, i pazienti presentano livelli di pressione oculare considerati normali (solitamente inferiori a 20 mmHg) ma hanno caratteristiche cliniche particolari. Si ritiene che in questi casi, fattori di rischio diversi dall’aumento della pressione intraoculare possano avere un ruolo importante nel determinare l’insorgenza e il peggioramento della malattia. Tuttavia, il trattamento rimane invariato
POAG sospetto e ipertensione oculare: Non sempre gli esami strumentali e le visite riescono a determinare con certezza se un paziente sia affetto da glaucoma. In alcuni casi, soprattutto nelle fasi iniziali della malattia, i pazienti vengono classificati come sospetti per glaucoma. Questi pazienti presentano alcuni segni che potrebbero indicare la presenza della malattia, come alterazioni del nervo ottico, modifiche nel campo visivo, pressione oculare borderline o misurazioni OCT anomale. Tuttavia, nessuno di questi segni è sufficientemente significativo o coerente da confermare una diagnosi. Solo il tempo e la ripetizione degli esami, data la natura progressiva del glaucoma, possono chiarire la situazione. Il medico stabilirà se è necessario un trattamento basato sui dati disponibili e sui fattori di rischio del paziente. I soggetti con pressione oculare superiore ai limiti considerati normali (maggiore di 21 mmHg) ma senza danni visibili al nervo ottico o al campo visivo, e senza altri fattori di rischio, sono definiti come affetti da ipertensione oculare. Avere una pressione oculare alta non implica necessariamente la presenza di glaucoma. Anche in questo caso, il medico deciderà se è necessaria una terapia e programmerà controlli periodici per monitorare l’evoluzione della condizione.

Glaucomi secondari ad angolo aperto

I glaucomi secondari ad angolo aperto costituiscono un gruppo di patologie in cui, oltre alla presenza di un angolo irido-corneale aperto e di danni al nervo ottico, esiste una causa chiara che spiega lo sviluppo della malattia. I principali tipi di glaucoma secondario vengono brevemente descritti di seguito.

  • Glaucoma pseudoesfoliativo: Il glaucoma pseudoesfoliativo (PEX) è il tipo più comune di glaucoma secondario ed è associato alla sindrome pseudoesfoliativa, o PEX. Questa condizione è caratterizzata dalla produzione di un materiale furfuraceo da parte della superficie del cristallino, che si esfolia e ostruisce il trabecolato, l’area responsabile del drenaggio dell’umore acqueo. Ciò porta a un aumento della pressione intraoculare. Inoltre, il materiale furfuraceo può depositarsi sulle fibre zonulari, che ancorano il cristallino al corpo ciliare, provocando un indebolimento di queste fibre e una possibile dislocazione del cristallino. L’oculista può rilevare la PEX durante l’esame obiettivo utilizzando la lampada a fessura, specialmente con la pupilla dilatata, per osservare i depositi circolari di materiale furfuraceo sulla superficie anteriore del cristallino.
    Caratteristiche del glaucoma pseudoesfoliativo: Generalmente, il glaucoma pseudoesfoliativo colpisce entrambi gli occhi in modo bilaterale, ma spesso in modo asimmetrico. I pazienti possono presentare una pressione oculare elevata, che può variare considerevolmente nell’arco delle 24 ore, e la condizione tende a evolversi rapidamente. È anche più comune lo sviluppo di cataratta, e si osserva una maggiore incidenza di complicanze durante o dopo l’intervento di cataratta. Inoltre, la dilatazione pupillare risulta più difficile.
    Trattamento del glaucoma pseudoesfoliativo: Il trattamento iniziale per il glaucoma pseudoesfoliativo è di tipo farmacologico, con colliri ipotonizzanti per ridurre la pressione intraoculare. Se i risultati non sono soddisfacenti, si possono adottare terapie più aggressive, eventualmente combinando farmaci diversi. Il trattamento laser (trabeculoplastica) può dare buoni risultati, anche se non sempre duraturi. In alcuni casi, è necessario intervenire chirurgicamente con una trabeculectomia. Se è presente una cataratta, è consigliato eseguire una facoemulsificazione, che può abbassare la pressione intraoculare in modo significativo, oltre a semplificare eventuali interventi chirurgici successivi, come la trabeculectomia.
  • Glaucoma pigmentario: Il glaucoma pigmentario è associato alla sindrome da dispersione di pigmento, in cui una particolare conformazione di strutture intraoculari libera pigmento nell’umor acqueo, alterando la funzione del trabecolato e causando un aumento della pressione intraoculare. Questo tipo di glaucoma è più comune negli uomini sopra i 30 anni. Il riconoscimento della condizione è generalmente facile per l’oculista, che valuterà la necessità di terapia.

Altri glaucomi secondari ad angolo aperto

Altri tipi di glaucoma secondario includono:

  • Glaucoma uveitico, che si sviluppa a seguito di uveiti infettive o non infettive.
  • Glaucoma neovascolare, che è una complicanza di malattie vascolari oculari o retinopatia diabetica avanzata.
  • Glaucoma causato da alterazioni del cristallino, come traumi o cataratte ipermature.
  • Glaucoma post-traumatico.
  • Glaucoma post-chirurgico.
  • Glaucoma da farmaci, in particolare in seguito a trattamenti cortisonici prolungati.
Glaucomi da chiusura angolare

Si tratta di un insieme di patologie caratterizzate da un aumento della pressione intraoculare, causato dal contatto tra la periferia dell’iride e il trabecolato, con conseguente ostacolo al deflusso dell’umor acqueo. Questa condizione può portare a manifestazioni cliniche di varia entità, dal glaucoma acuto a episodi intermittenti di chiusura angolare.
Il principale meccanismo responsabile è il blocco pupillare, che si verifica in circa due terzi dei casi e impedisce il normale passaggio dell’umor acqueo attraverso la pupilla. Tuttavia, la chiusura angolare può essere innescata anche da anomalie dell’iride (iris plateau), alterazioni del cristallino, modificazioni della struttura posteriore dell’occhio, uso di determinati farmaci o precedenti interventi chirurgici oculari.
Nel mondo occidentale, i glaucomi da chiusura angolare sono meno comuni rispetto ad altre forme, ma possono rappresentare una minaccia significativa per alcuni soggetti a rischio, come gli ipermetropi. Durante le visite oculistiche, è fondamentale che l’oculista valuti la predisposizione a questa condizione, poiché esistono procedure preventive efficaci. Tecniche laser (iridotomia YAG) o interventi chirurgici, come l’estrazione della cataratta con finalità idrodinamiche, possono ridurre o eliminare il rischio di una futura chiusura angolare. Tra le possibili manifestazioni di questa condizione, la più evidente è la chiusura angolare acuta, descritta di seguito.

  • Chiusura angolare acuta: Si tratta di un evento clinico improvviso e severo, caratterizzato da un marcato aumento della pressione intraoculare (superiore a 50 mmHg). I sintomi principali includono dolore oculare intenso, cefalea frontale, riduzione della vista, nausea e vomito. L’esame oculistico rivela segni distintivi, come pupilla dilatata, edema corneale, arrossamento e marcata riduzione della profondità della camera anteriore.
    Essendo un’emergenza oftalmologica, richiede un intervento immediato per evitare danni permanenti alla vista. Il trattamento prevede la somministrazione di farmaci per abbassare la pressione intraoculare e l’esecuzione di una iridotomia YAG laser o, nei casi più complessi, di un intervento chirurgico mirato a rimuovere il blocco della chiusura angolare.
Glaucoma congenito

Questa forma di glaucoma è presente sin dalla nascita a causa di un’anomalia congenita nel sistema di drenaggio dell’occhio, che determina un aumento della pressione intraoculare. I segni principali includono fotofobia (ipersensibilità alla luce), eccessiva lacrimazione e, nei casi più avanzati, un aumento delle dimensioni dell’occhio dovuto alla minore resistenza delle pareti oculari nei neonati. Inoltre, la cornea può apparire opaca.

Qualsiasi sintomo sospetto deve spingere i genitori a consultare tempestivamente un oculista per una visita approfondita. Sebbene sia una patologia rara, con un’incidenza di circa un caso ogni 10.000 neonati, una diagnosi precoce è essenziale per preservare la funzione visiva.

Diagnosi del glaucoma: L’unico metodo per una diagnosi precoce del glaucoma consiste in una visita oculistica approfondita. Prima di iniziare l’esame vero e proprio, l’oculista raccoglie i dati anamnestici del paziente per comprendere eventuali sintomi e verificare la presenza di casi di glaucoma in famiglia, poiché la componente ereditaria gioca un ruolo chiave nello sviluppo della patologia.
Di seguito, vengono descritti i principali esami diagnostici e di follow-up per i pazienti con glaucoma o a rischio di svilupparlo.

Visita oculistica: La visita oculistica permette di esaminare le strutture oculari coinvolte nella progressione della malattia. Tra gli aspetti valutati vi sono:
L’ampiezza della camera anteriore, determinante nei casi di glaucoma da chiusura d’angolo.
La presenza di possibili cause di glaucoma secondario, come la sindrome pseudoesfoliativa, la dispersione di pigmento o la neovascolarizzazione.
L’aspetto della testa del nervo ottico e la possibile presenza di danni glaucomatosi.
L’esame include anche la valutazione del fondo oculare, preferibilmente con dilatazione della pupilla (midriasi). La frequenza delle visite di controllo varia tra i 3 e i 12 mesi, in base alla gravità della malattia e alla sua progressione. Poiché il glaucoma è una patologia cronica e irreversibile, il monitoraggio costante è essenziale per individuare tempestivamente eventuali peggioramenti e adottare le opportune terapie.

Misurazione della Pressione Oculare (Tonometria)

La misurazione della pressione intraoculare è un esame cardine della diagnosi e del monitoraggio del glaucoma. Lo strumento di riferimento è il tonometro ad applanazione di Goldmann, che consente una misurazione accurata e indolore dopo l’applicazione di un collirio anestetico e di fluoresceina.
Esistono anche metodi alternativi, come il tonometro a soffio e il tonometro a rimbalzo, che non richiedono anestesia. In alcuni casi, può essere utile monitorare la pressione più volte al giorno attraverso una curva tonometrica, per ottenere una valutazione più dettagliata delle variazioni della pressione intraoculare.

Esame del campo visivo 

L’esame del campo visivo è fondamentale per la diagnosi e il follow-up del glaucoma, poiché permette di rilevare eventuali deficit nella percezione dello spazio circostante. Il danno glaucomatoso comporta una progressiva riduzione del campo visivo, spesso prima che il paziente ne avverta i sintomi.
L’esame, eseguito con strumenti chiamati perimetri, consiste nella proiezione di stimoli luminosi su uno sfondo chiaro; il paziente deve segnalare la percezione degli stimoli premendo un pulsante. La precisione dei risultati dipende dalla capacità del paziente di collaborare e concentrarsi, per cui potrebbero essere necessari più tentativi per ottenere un test attendibile. Come la visita oculistica, l’esame del campo visivo deve essere ripetuto periodicamente secondo le indicazioni dell’oculista.
Più approfondito Esami diagnostici

Tomografia a Coerenza Ottica (OCT)

L’OCT (Tomografia a Coerenza Ottica) è un esame non invasivo che fornisce immagini ad alta risoluzione delle strutture oculari coinvolte nel glaucoma. È un valido strumento complementare alla visita oculistica e all’esame del fondo oculare, in quanto permette di monitorare con estrema precisione l’evoluzione del danno glaucomatoso. La periodicità dell’esame è stabilita dall’oculista in base alla progressione della malattia.

Pachimetria

La pachimetria misura lo spessore corneale, un parametro importante nella valutazione del glaucoma. Questo esame, che può essere eseguito con strumenti a contatto o senza contatto con la superficie dell’occhio, dovrebbe far parte della valutazione iniziale di tutti i pazienti glaucomatosi o sospetti tali.
Uno spessore corneale ridotto rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo del glaucoma, mentre un valore anomalo può influenzare la misurazione della pressione intraoculare: cornee sottili tendono a sottostimarla, mentre cornee spesse la sovrastimano.

Gonioscopia

La gonioscopia è l’esame che permette di osservare direttamente l’angolo irido-corneale, la struttura deputata al drenaggio dell’umor acqueo, il liquido intraoculare che influisce sulla pressione oculare. Nei glaucomi da chiusura d’angolo, questa regione risulta ridotta, compromettendo il deflusso del liquido e favorendo l’aumento della pressione intraoculare.
Per eseguire la gonioscopia, si applica una lente specifica sulla superficie dell’occhio dopo aver instillato un collirio anestetico, permettendo l’osservazione dell’angolo irido-corneale alla lampada a fessura. Questo esame dovrebbe essere eseguito almeno una volta in tutti i pazienti con glaucoma o a rischio, in particolare nei soggetti predisposti al glaucoma da chiusura d’angolo.

Conclusione

La diagnosi e il monitoraggio del glaucoma richiedono un approccio multidisciplinare che comprende diversi esami oculistici. Poiché il glaucoma è una malattia cronica e irreversibile, sottoporsi a controlli regolari è fondamentale per prevenirne la progressione e preservare la vista il più a lungo possibile.

Secondo le attuali linee guida, l’obiettivo della terapia del glaucoma non è semplicemente la riduzione della pressione oculare, ma il miglioramento della qualità di vita del paziente glaucomatoso o a rischio di glaucoma, a un costo sostenibile per la società. La decisione su quale terapia utilizzare e quando iniziarla deve essere personalizzata per ogni paziente, poiché non solo la malattia, ma anche la terapia stessa ha un impatto sulla qualità della vita e sui costi sanitari. Attualmente, il medico oculista non può guarire il danno glaucomatoso una volta che si è manifestato, ma può rallentarne la progressione riducendo la pressione oculare fino a un valore ideale specifico per ogni paziente (IOP target). Questo valore consente di limitare la riduzione delle cellule ganglionari retiniche a un livello fisiologico simile a quello dell’invecchiamento naturale. Le opzioni terapeutiche per contrastare la progressione del glaucoma includono la terapia medica, quella laser e quella chirurgica.

La terapia medica si basa sull’instillazione quotidiana di colliri contenenti farmaci specifici. Le principali classi di farmaci utilizzate sono gli analoghi delle prostaglandine, i beta-bloccanti, gli inibitori dell’anidrasi carbonica, gli alfa-2 agonisti, i parasimpaticomimetici e gli inibitori delle rho chinasi, categoria più recente. In casi selezionati e nel breve termine, possono essere impiegati anche farmaci con diversa modalità di somministrazione, come il mannitolo, un diuretico osmotico somministrato per via endovenosa, o l’acetazolamide in compresse. Ogni classe farmacologica ha un profilo specifico in termini di efficacia e possibili effetti collaterali, con una riduzione della pressione oculare che varia dal 20% fino al 35-40% per singolo principio attivo. La terapia può essere combinata per raggiungere la IOP target. Affinché la terapia sia efficace, il medico deve responsabilizzare il paziente sull’importanza della costanza nel trattamento e sulla gestione degli eventuali effetti collaterali. Inoltre, il paziente deve essere in grado di autosomministrarsi correttamente il collirio o riceverne la somministrazione da un caregiver. Se la terapia medica non è ben tollerata o non riesce a impedire la progressione della malattia, si valuta l’opzione chirurgica.

 

La terapia laser comprende la trabeculoplastica laser selettiva (SLT) e la trabeculoplastica con argon laser (ALT). Questi trattamenti non richiedono ospedalizzazione, possono essere eseguiti in ambulatorio e permettono una riduzione media della pressione oculare fino al 25%. Possono essere utilizzati come unico trattamento o in associazione con terapia medica o chirurgica, ma non sono indicate per i glaucomi ad angolo chiuso, infiammatori o neovascolari. La terapia laser è utile anche per il trattamento dell’attacco acuto di glaucoma: in caso di blocco pupillare, un’iridotomia YAG laser permette di ripristinare la normale idrodinamica tra la camera posteriore e anteriore dell’occhio. 

Ciclofotocoagulazione Laser per glaucoma

Trattamento laser non chirurgico, non invasivo per il glaucoma con impiego di un innovativo sistema laser micropulsato.

La Ciclofotocoagulazione Laser MP3 rappresenta una importante ed innovativa forma di trattamento del glaucoma. Tale procedura laser ha lo scopo di ridurre i livelli di pressione oculare in pazienti affetti da glaucoma. L’MP3 Laser è un nuovo laser a diodi, che emette un treno di onde laser frazionate in micro impulsi che vengono diretti dalla sonda laser sui corpi ciliari oculari del paziente. I corpi ciliari sono i responsabili della eccessiva produzione dell’

Come viene eseguito il trattamento laser?

Al paziente comodamente sdraiato sul lettino viene applicato un collirio anestetico. Si inizia quindi il trattamento laser che consiste nel fare gentilmente scivolare una sonda laser sui bordi oculari adiacenti alla cornea. Il trattamento copre sia l’emisfero superiore che inferiore oculare e l’intero trattamento non richiede più di qualche minuto.

Chi è candidato ideale a questo trattamento laser MP3?

Il trattamento del glaucoma con il Laser Iridex MP3 MicroPulsato permette di ridurre la pressione oculare sia in pazienti affetti da glaucoma, che non risponde in modo adeguato alle terapie tradizionali, sia l’impiego in pazienti compensati come pressione oculare, ma che male sopportano i colliri e ne desiderano una minor dipendenza. Il laser MP3 trova quindi applicabilità per tutti i pazienti con glaucoma, che rientrano nelle categorie qui sotto descritte.

  • pazienti con una pressione oculare non sufficientemente ben controllata con le terapie in atto
  • pazienti che non tollerano bene le terapie antiglaucomatose in atto
  • pazienti che non riescono a instillare i colliri in modo regolare come prescritto
  • pazienti già sottoposti ad altri trattamenti per glaucoma ed ancora scompensati
  • pazienti che fisicamente non tollerano la terapia importante prescritta e necessaria.

Il Laser MicroPulsato MP3 può essere quindi utile in un numero molteplice di situazioni. In pazienti che non possono assumere per vari motivi la terapia prescritta, la pressione può essere tenuta sotto controllo e la terapia rimpiazzata. In altri casi il trattamento laser serve come coadiuvante alla terapia data e permette così al paziente di continuare a svolgere le normali attività senza sottoporsi ad un intervento chirurgico importante.

La chirurgia rappresenta la soluzione nei casi in cui le terapie conservative non siano sufficienti. La trabeculectomia, considerata il gold standard, prevede la creazione di una fistola tra la camera anteriore dell’occhio e lo spazio sotto la congiuntiva per favorire il drenaggio dell’umore acqueo tramite una bozza filtrante. Nei casi più complessi, si possono impiantare valvole o tubi drenanti, indicati quando la chirurgia tradizionale ha fallito o è a rischio di insuccesso a causa della cicatrizzazione della bozza filtrante. Altre tecniche chirurgiche includono la sclerectomia profonda, la viscocanalostomia e la canaloplastica, che sono meno invasive della trabeculectomia ma presentano un’efficacia ipotonizzante inferiore.

Le tecniche MIGS (minimally invasive glaucoma surgeries) rappresentano un’alternativa meno invasiva, utilizzando dispositivi che facilitano il deflusso dell’umor acqueo bypassando il trabecolato, dilatando il canale di Schlemm o creando uno spazio di deflusso sottocongiuntivale. Questi interventi comportano minore manipolazione chirurgica, un recupero più rapido e un ridotto tasso di complicanze, ma l’efficacia ipotonizzante è generalmente inferiore rispetto alla trabeculectomia. Sono solitamente riservate ai pazienti che non necessitano di una drastica riduzione della pressione oculare. La scelta del trattamento va sempre attentamente personalizzata in base al quadro clinico e spetta al chirurgo valutare l’opzione più adatta.

Infine, anche la chirurgia della cataratta può contribuire alla riduzione della pressione oculare nei casi di glaucoma da chiusura angolare indotta dal cristallino, rappresentando un’opzione terapeutica aggiuntiva nei pazienti selezionati.

La pressione intraoculare (Faq)

Da cosa è determinata la pressione degli occhi?
La pressione intraoculare (IOP) è determinata dalla quantità di un liquido prodotto all’interno dell’occhio chiamato “umor acqueo”. Ovviamente più liquido c’è nel bulbo oculare più è alto il valore della pressione stessa.

Con quale unità si misura?
Il valore della pressione interna dell’occhio, sebbene sia differente dalla pressione arteriosa, si misura con la stessa unità, ossia in “millimetri di mercurio” (mmHg). Mentre l’oculistica tradizionale considerava i due valori del tutto distinti (indipendenti), recenti studi hanno messo in evidenza l’esistenza di una correlazione (per quanto essa possa essere debole): secondo alcuni ricercatori con una pressione arteriosa elevata ci sarebbero maggiori probabilità di soffrire di pressione intraoculare elevata.

Qual è il valore massimo tollerabile dall’organismo?
La pressione intraoculare deve essere normalmente compresa tra i 10 e i 20 millimetri di mercurio (mmHg). Il glaucoma è generalmente associato a valori superiori a 20-21 mmHg, ma esiste anche una forma di glaucoma a bassa pressione in cui vengono prodotti danni al nervo ottico (pur con valori pressori compresi nei limiti normali) che sembra dipendere da uno scarso afflusso di sangue al nervo ottico, il quale a sua volta provoca la progressiva atrofizzazione delle fibre nervose. Inoltre bisogna tenere conto anche dello spessore della cornea e dell’eventuale presenza di una miopia elevata.

Come si misura la pressione intraoculare?
Esistono diversi metodi: col passare degli anni la tecnica si è evoluta fino a raggiungere misurazioni più precise. Attualmente lo strumento più diffuso negli ospedali è il “tonometro ad applanazione” di Goldmann (con cui si esercita una pressione sulla cornea e si misura la resistenza del bulbo), mentre per gli screening di massa la tecnologia più diffusa è il “tonometro a soffio” (con cui non c’è contatto diretto perché si sfrutta un getto d’aria direzionato sulla cornea). (Vedi tonometria).

Quali possono essere altri esami utili?
Può essere utile misurare lo spessore corneale (attraverso un apposito esame strumentale che si chiama pachimetria), in modo da capire quale sia il valore “reale” della propria pressione oculare. In particolare, si è visto, che nelle persone che presentano una pachimetria più bassa (ossia una cornea sottile) si deve aumentare di alcuni punti la pressione oculare rilevata, così da ottenere una misurazione tonometrica corretta (reale); viceversa, negli individui con pachimetria più alta (cornea spessa), si devono sottrarre alcuni punti.

Quando bisogna effettuare la pachimetria?
È sufficiente eseguire la pachimetria corneale una sola volta, dal momento che lo spessore corneale non si modifica in maniera significativa nel tempo, a differenza di altri esami quali il campo visivo e altre valutazioni di eventuali danni provocati dal glaucoma.

Come si tratta il glaucoma?
Si cura di solito con colliri per abbassare la pressione oculare (detti “ipotonizzanti”). Per risultare efficace la terapia deve essere seguita regolarmente e con costanza.Talvolta, il trattamento può dar luogo ad effetti non desiderati: alcuni tipi di gocce possono causare bruciore, arrossamento dell’occhio e mal di testa, che di solito scompaiono dopo poche settimane. Talora si possono avere anche alterazioni di scarsa importanza del ritmo cardiaco. Chi accusa eventuali fastidi o disturbi dovrà sempre informare il medico oculista presso cui è in cura.

I glaucomatosi necessitano di controlli periodici. Questa malattia, infatti, può peggiorare senza che dia sintomi e, in tal caso, può essere necessario modificare il tipo di terapia. Una volta avvenuto il danno non è più reversibile: si ricorre a farmaci ed eventualmente alla chirurgia (trabeculectomia) per cercare di preservare almeno la funzionalità visiva residua.
Il trattamento del glaucoma è di solito efficace solo se viene seguita scrupolosamente la terapia prescritta dal medico oculista. Talvolta vengono prescritti integratori alimentari che potrebbero contribuire alla protezione del nervo ottico.
La terapia per il glaucoma non deve mai essere sospesa senza consultare prima l’oculista, ma anche il medico di famiglia deve essere sempre al corrente della terapia praticata. Se tale terapia non fosse efficace nel controllare la pressione intraoculare, potrebbe rendersi necessario il ricorso alla chirurgia o al laser. Le complicanze di tali interventi sono rare. Nella maggioranza dei casi si riesce, con questi metodi, ad impedire l’evoluzione della malattia che altrimenti – se la pressione oculare non si riduce – può portare a ipovisione e cecità.

Quand’è più probabile che una persona sia affetta da glaucoma?
Quando ha più di quarant’anni e ci sono altri casi in famiglia (per questo si parla di “familiarità” per il glaucoma). Più si è anziani e più aumenta il rischio di essere colpiti da questa patologia oculare detta anche “silente” perché non dà sintomi particolari nelle fasi iniziali. Soprattutto chi ha altri familiari con glaucoma dovrebbe sottoporsi indicativamente a un controllo oculistico una volta l’anno in assenza di altre patologie (con misurazione della pressione oculare). La maggiore incidenza di glaucoma sarebbe favorita anche dalla presenza di una miopia o di un’ipermetropia elevate, dal diabete e da eventuali terapie protratte a base di cortisonici.

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